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Remember Me Diciassette anni,unghie colorate.Passare il tempo alla ricerca di ore palindrome,camminando velocemente.Teatro libri e tante parole.Giocare a fare la rivoluzione,ad essere un eroe,a fingersi teatrante clown scrittrice et similia.Sognare di fare marmellarta su una terrazza immersa nella Russia di Levin e Kitty.Tanto rumore (non sempre per nulla).Tisane Beatles mezzi pubblici e nonsense.

- 21:22 - giovedì, 25 giugno 2009
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Stanotte parto.
(e magari resterò lì,in Grecia,a vendere olive,ad aspettare che il sole si tuffi nell'acqua limpida,a scrivere,a dimenticare il mio nome e il posto da cui vengo)

LaSenzaNome

- 21:33 - domenica, 14 giugno 2009
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Ogni tanto sogno l'India.
Non ricordo come sia nato,questo sogno. Ricordo solo che quando ero alle medie,sfogliavo il mio libro d'arte solo per vedere quelle foto. Quel bianco così regale e divino,e i colori sotto,quello splendore così vicino allo sporco. La contraddizione.
Quando la sogno,c'è il silenzio. Quel silenzio che credo in effetti non potrei mai trovare nella vera India.Il silenzio che non potrei trovare in nessun luogo,addirittura.
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Eppure c'è silenzio.Lo stesso che c'era negli occhi di Jamal quando alla stazione cercava il volto di Latika.Carico di attese,di speranza.
Il silenzio che qualche mese fa trovavo in un'automobile,su una panchina.
Il silenzio che racchiudevo negli occhi come se fossi stata anche io in quella stazione, come se anche io avessi cercato tra la folla con gli occhi di Jamal,pieni di ansia,febbricitanti.
Quel silenzio che pensavo facesse più rumore di qualsiasi bomba,e che è passato inosservato.
Credo,sai,credo che in ognuno di noi ci sia un pezzo di un'altra terra.
Un luogo solo nostro in cui sederci a riposare le gambe.
Che sia una terra reale,che sia il sogno di una terra che non c'è o c'è diversamente. Il problema,ecco,il problema è quando due terre devono incontrarsi.Quando devono accorciare la distanza che le separa,quando devono inghiottire quel lembo di mare che scorre tra di loro.
Succede che magari ce la fanno,eh,che si incontrano piano e si prendono per mano e allora noi possiamo camminare da una parte all'altra senza farci del male,senza cadere nel burrone.Ma succede anche che si allontanino di più,o che si scontrino così forte da non riuscire a sfiorarsi per più di una frazione di secondo.
Io resto seduta qui,sulla mia terra,la mia India che è come se fosse stata depurata da tutto il male,dall'ingiustizia,dal dolore.Come se l'avessi strofinata così forte nelle acque del Gange,fino ad averla resa bianca,quasi trasparente al sole.
Resto seduta qui,e non scrivo della fine della scuola,delle fontane,dei bagni in piazza,neppure del treno per genova,della mostra di de andrè,delle nostre bocche giovani e piene di risa.
Resto a contemplare il silenzio,il sole che cade e tinge tutto di arancio,dolcemente,come una preghiera che nasce ai bordi del cielo.
Resto nella stazione,a vagare con lo sguardo tra la folla - perchè non scendo,ho paura di essere inghiottita -a cercare cercare cercare,con il silenzio di Jamal negli occhi.

"Era scritto"


LaSenzaNome

- 22:25 - martedì, 09 giugno 2009
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Ma quanto è fastidioso,dico,quanto è fastidioso il CLAC che si rompe nella testa,forte netto preciso, quando ti rendi conto di aver fatto decisamente una cazzata - e per giunta,di non averla fatta neppure fino in fondo,ma di averla lasciata a metà.
manteniamo la calma

LaSenzaNome

- 22:01 - lunedì, 01 giugno 2009
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Quindici diciassette anni già (uòò) e la voglia di scappare...

Va bene,è vero,non ho più il diritto di citare questa canzone da due anni ormai( porcavacca),però visto che sono le 22 e quarantadue e domani sono a casa e stasera sono qui a studiare chimica per colpa di una stupida quasi-punizione di quelle "non ti dico che non puoi uscire,ma tu non azzardarti a farlo dopo l'ora che hai fatto ieri notte", e insomma visto tutto questo mi sento legittimata ad ascoltare i tre allegri ragazzi morti e a fare la finta quindicenne ribbbelle che ascolta musica ribbbelle che si proclama ribbbbelle alla faccia del mondo.
Ieri sera mi sono sentita maledettamente bene con una birra davanti,in mezzo a quella gente che non mi appartiene(o meglio,alla quale io non appartengo),ma che più di altri evita di farmi sentire sola.
E quindi non vorrei fare dei ringraziamenti che cadano nel vuoto (cosa che effettivamente sarà),ma grazie comunque,voi gente musicista,che suonate anche le parole,mentre mangiamo patatine fritte alle due di notte, grazie al vostro spettacolo che sapeva di mare (e i bimbi che recitano e io che mi sento un pezzettino di me riempirsi di stupido orgoglio) e alla coda di macchine e alle panche del pub e "ho i riflessi rallentati" e agli spettacoli teatrali da prendere in giro,i testi delle canzoni incomprensibili che facevo finta di capire,al cofano della panda che si apre e le risate che scoppiano nel momento sbagliato e salutarsi duecento volte in un parcheggio e le telefonate minatorie da casa,il "corri cazzo sono in ritardo di due ore sul coprifuoco",chiudersi il portone alle spalle fare un bel respiro e prepararsi al cazziatone enorme che mi aspetta dietro la porta di casa.
Mi rimane solo il ricordo un po' sbiadito, un ricordo brillo della serata,che stringo con tanta forza se penso alle disequazioni con i radicali che mi fanno paura,se penso alla giornata intensissima di domani,se penso che mi dovrò svegliare alle otto per cucinare,se penso che riesco ancora a farmi mettere in punizione,se penso a tutti i casini di questa settimana,a quell'attimo in cui sapevo avrei dovuto lanciarmi e che invece ho lasciato di nuovo scivolare in un banale e neppure troppo convinto "sarà per la prossima volta,gabri".

Voglio una vita che sia tutta mia!

LaSenzaNome

- 22:26 - sabato, 30 maggio 2009
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Ritorna a far freddo,in queste notti estive in cui dormo con il balcone aperto,per respirare un poco.
I miei piani per la serata erano del tutto diversi,sì,lo ammetto;ma pare che la gente si prenda ancora quella strana libertà di considerarmi un optional nella propria vita,come l'aria condizionata nell'auto.
Mi dico che non è giusto,lamentarsi. Non è giusto dire che così non va bene,se poi sono la prima ad assumere determinati atteggiamenti.
Sbaglio, o questo blog sta cadendo in un lento periodo di decadenza?
Non c'è mai tempo,mi sento come il coniglio bianco nel paese delle meraviglie,con il mio orologio e l'essere in ritardo irrimediabilmente su tutto.
I due spettacoli di teatro sono alle porte,e quando ho il tempo di fermarmi vengo presa dall'ansia elettrizzante della consapevolezza di dover salire su un palco per essere un'altra persona.
E stringo i denti per godermi quel momento.
Mentre il resto sta arrivando alla fine,il primo anno del mio tanto desiderato liceo. Una fine che si porterà via qualcuno, persone che cresciute lasceranno questo posto e non saranno più la mia quotidianità, incontrarsi sulle scale e sedersi in cortile insieme parlando e ridendo.
Se ne vanno e io rimango, stesse mura, stesse scale, stesse ore,le finestre senza tapparelle e i bagni con le porte scribacchiate - le canzoni che rivivono sulle pareti e mi raccontano storie di qualche anno fa.
Io? Io intanto sudo per conquistarmi un sei di matematica e poter partire per l'inghilterra,sudo per eccellere ad ogni costo,sudo e mi spezzo la schiena perchè devo sempre arrivare prima - e se non prima, comunque,lì vicino.
Ricordo solo che poco tempo fa ero a Parigi e nelle gambe avevo tanta voglia di camminare...
Ora invece sono qui,e domani sera sarò al concerto delle persone a cui voglio bene, e magari dopo tra una birra e qualche risata dimenticherò che manca poco a chiudere l'anno,che mercoledì mi gioco un debito,che martedì dobbiamo montare uno spettacolo ed essere perfetti e meravigliosi,che stasera avrei voluto essere da tutt'altra parte e che ho rotto il mio braccialetto tintinnante che tenevo al polso da più di due anni.
Non è niente,non è per sempre.

LaSenzaNome

- 20:46 - lunedì, 18 maggio 2009
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Il giorno nasce stanco /quando il mondo che ritrovi è quello che hai lasciato.

Giuro,ho provato a stringere forte forte gli occhi e poi riaprirli e trovare qualcosa che fosse diverso,nel mondo che ho lasciato.
Ma era quello della sera prima,solo un po' più sfocato - dove ho messo gli occhiali,diamine.
E' come scalare una montagna schiena contro schiena,spingendo con le gambe per restare in equilibrio nella faglia.
Qualcuno intorno crolla,qualcuno no.Casuale,direi.
Intanto tutto è così diverso e caotico da sembrare monotono nella sua frenesia.
La sfortuna è la costante - è pessimismo,questo?
Oltre aver perso una lente a contatto,fallito un test di matematica,buttato giù un'aspirina per il mal di testa con conseguente sonnolenza,questo lunedì è stato inutile e odioso come tutti i lunedì.


Prof:"Ma nel verso 8 non c'era anche una tmesi?"
M:"....?"
Prof:"La tmesi,dài,la figura retorica...quella del taglio,lì!"
M:"Ah,quella preferita degli emo!"
Questo è ciò che oggi ho appreso al Liceo Classico Statale.
(e sul mio polso c'è ancora scritto in blu "tmesi")



LaSenzaNome

- 21:39 - giovedì, 07 maggio 2009
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Che bella quest'aria che sa d'estate davvero,mentre alle nove e mezza aspetto l'auto di mio padre seduta sul bordo del marciapiede, che bella quest'aria e io con una maglietta rossa e le braccia scoperte e quest'aria sopra le braccia che mi sono scottata al parco a Rivalta,perchè gabri con questa pelle devi metterti la crema solare,ma non importa,dico io,sono su questo marciapiede e le macchine non sono tante e nel parco accanto a me dei ragazzi giocano a basket,qualcuno corre,qualcuno sfreccia in bici,e io sto seduta,ripercorro mentalmente la scena che abbiamo montato,quando devo dire una battuta,quando devo alzarmi,quando voltare le spalle e quando uscire di scena per poi rientrare,e anche se tutto ogni tanto è difficile è pesante è insostenibile,fingo di poter uscire di scena anche nella vita reale,di avere una scena di pausa dietro le quinte durante la quale io possa ripassare le battute per non essere totalmente impreparata a, poi mi giro e anche se non ho le lenti a contatto perchè mi davano fastidio ed ero in ritardo e non ho neppure gli occhiali riesco a vedere dietro di me la Casa Del Teatro,e nel cortile un altro gruppo che fa esercizio,e penso fanculo,fanculo perchè lì dentro io non sono io e i problemi restano fuori,perchè i problemi non possono salire su un palco e rincorrermi mentre interpreto altri personaggi,altre vite. è un periodo senza punti,sono trafelata,corro corro corro.

LaSenzaNome

- 20:30 - domenica, 26 aprile 2009
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PICT0663 Ebbene sì,sto per scrivere l'ennesimo scontato banale post commemorativo di Parigi.Ho voglia di essere scontata e banale,perchè ci sono cose che nascono per essere raccontate.E tra queste c'è il sole di Parigi,quel sole che ci ha svegliate alle otto di mattina (certo,dopo il prof che canticchiando "buongiorno belle bimbe" bussava un quarto d'ora prima della sveglia,da buon vicino di casa). Parigi che noi scrivevamo sul diario i giorni mancanti quando non avevamo più la forza,quando ci mancava la voglia,quando volevamo andare avanti. C'era Parigi a rassicurarci.Cosa aspetteremo ora?Ora che Parigi è rimasta nel sole e noi siamo di nuovo sotto la pioggia. (Ci toccherà aspettare di nuovo Godot...). Non penso che riuscirei a ricordare minuti attimi secondi- persino giorni- con precisione.E' stato tutto...così,improvviso,avvolto da quella nuvola di sogno,forse stanchezza per le ore passate a correre camminare inseguire la città come se lei cercasse di sfuggire da sotto i nostri piedi. Giocare a nascondino a pere lachaise,salire gli 800 scalini della tour eiffel,e poi il bianco di mont martre e cantare Certe Notti a mezzanotte sotto la torre,i tetti che si vedevano dalla stanza in piccionaia,l'agenda nera con la forma delle nostre mani,i problemi irrisolvibili (che però lo sai,hanno tutti una soluzione.dobbiamo solo cercarla bene...),le foto poco spontanee,il cibo orrendo,le crepes che hanno scandalizzato il paninaro (you need...SPORT!!),il Principe In Bicicletta nella biblioteca universitaria,e ancora il treno,gli scalini della metropolitana,Republique,la cantatrice calva,il quartiere nero con le parrucche e le signore che si rifanno le unghie... C'è tutto,tutto,è tutto qui,sotto le dita,nella testa,sulle cartoline appese alla mia libreria,tra le righe scritte nella libreria sul lungo senna,c'è il mio sogno deciso di venirci a studiare,qui,in questa città dai tetti splendidi ("dov'è gabriella?" "...fotografa tetti"),e tornarci una quarta una quinta una ventesima volta,e fingere di essere una gitana,una zingara,e far tintinnare bracciali,muovendomi con voi al ritmo di una musica che - prometto - scriverò in modo che sia in armonia con quello che non c'è e quello che ho qui,tra le mie mani,in armonia con le persone che partono e quelle che arrivano per restare. In armonia con la curva delle mie spalle quando mi sdraio su una panchina e resto a guardare il cielo attraverso gli alberi e respirare la calma,la lentezza,la tranquillità di Parigi. Avrò un ciondolo come Anastasia - Insieme,a Parigi.

LaSenzaNome

- 20:12 - sabato, 11 aprile 2009
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E restiamo qui seduti,sopra i resti di un'antica civiltà.
La mia camera ormai è vuota,spoglia.Non ci sono più i libri che minacciano sempre di cadermi in testa,non ci sono le due pile di foglietti sulla scrivania (pila A - appunti cose utili e pila B- oggetti e fogli non ben identificati),non c'è neppure più l'ordinato caos di prima.Scatole.Solo le foto i poster i post it e qualche testo di canzone sono i superstiti,sopra le pareti.
Cambierò la disposizione dei mobili il colore dei muri l'altezza dei letti,come in quei film molto americani in cui la protagonista chiude con il passato,si taglia i capelli e poi inizia a spingere con le mani il letto per girarlo dalla parte contraria. Con la differenza che questa volta i capelli non li tocco,magari.
E poi,in quanto imitatrice della protagonista del film molto americano,mi toccherà sedermi sul divano con una felpa larga,un paio di pantaloni della tuta e un barattolo di gelato,a guardare la televisione e ad ignorare il telefono.
Questo "stai a casa per forza" mi rende irritabile e poco incline al dialogo - il che sembra subito strano,improvvisamente silenziosa.
Fuori diluvia e io studio storia alternando i Death Cab con i Kings of Convenience,e bevo tisane a qualsiasi orario.
Poi,quando sento il fastidio della non attività,mi metto a svuotare librerie e tirar giù libri tentanto di non cadere rovinosamente dalla scala.Li sitemo tutti in sala,vicino al termosifone,in pile precarie.Quattro pile a destra,quattro a sinistra; otto sotto il tavolino.Un'invasione di libri.
Così Gabri,a forza di voler partire,sei bloccata in una città piovosa,con il mal di gola e una semipunizione. Non c'è che dire,hai sempre avuto un certo tempismo.Probabilmente hai un orologio dei "momenti sbagliati in cui fare dire comportarsi in determinati modi" che scatta a raffica,e tu li prendi tutti in pieno,i momenti sbagliati.Ci vuole del talento,è indubbio.
Tradurre Tacito non ha migliorato molto questo sabato.Speravi almeno negli anabattisti e in Lutero,eh gabri,però poi hai ritrovato quel ciddì masterizzato tutto bianco e l'hai messo su e non hai concluso molto.A parte passare dalla prima persona ad una narrazione impersonale alla fine del tuo post,chiaro.

Magari questa è la serata buona per, che so io,il mio romanzo epocale.o un testo teatrale che faccia tremare tutti i palcoscenici d'europa.
O magari è meglio che io mi trovi un bel film,una coperta,un'altra bustina di tè verde al mirtillo.Che la smetta di ascoltare solo musica distruttiva.

Non c'è una canzone su una tal Gabriella che beve tè verde al mirtillo,ordina libri e cerca di scrivere romanzi epocali?
Mannaggia anche a Berenice,persino lei ha una canzone. Io l'ho sempre detto ai miei,che hanno sbagliato nome.Nessuno infila nessuna Gabriella in una canzone.Sono seccata,sì.

LaSenzaNome

- 21:37 - venerdì, 03 aprile 2009
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Quando si è bagnati dalla testa ai piedi e si ha ancora- inspiegabilmente- la forza di camminare.
Come ieri,il vento in faccia l'ombrello rotto le pozzanghere ovunque e io che tento di salvare il Sacro Copione da Studiare stringendolo contro la sciarpa,e a bassa voce (spero,a bassa voce) impreco contro le macchine che sfrecciano e i pullman che non ci sono mai quando ne ho bisogno.
Ma ho ancora la forza che serve a camminare.

Stasera invece sto a casa perchè non mi reggo in piedi dal sonno,e l'idea della pioggerella sottile che mi si intrufola di nuovo tra i capelli non mi sorride poi così tanto.
Immagino questo periodo come un'immensa corsa ad ostacoli per arrivare sani e salvi al week end - in condizioni disastrose,addormentandosi sui pullman o con un libro in mano o sulla spalla di qualcuno durante teatro.
Non c'è stop,non c'è pausa,non c'è riposo,e nessun riposo sarebbe poi abbastanza.
Vedo l'ancora di salvezza nella consegna del giornale alle classi,nelle ore di interrogazione in cui posso aprire un libro e farmi beatamente i fatti miei,nel rumore della pioggia contro i vetri che mi distrae e mi toglie almeno per un attimo dalla testa la solita domanda - che cosa ci sto a fare,io,qui?
Che poi lo so benissimo,però mi manca la voglia.
Sarà che questa primavera cattiva mi ha prima presa in giro con il suo sole,e i pomeriggi a studiare nell'erba e le mattine con addosso solo una giacca bianca- e ora è di nuovo così tutto maledettamente umido e freddo.
Sarà che alla fine è vero,sono metereopatica.Della serie,mi mancava anche questo,grazie dio per aver provveduto.
Mi serve qualcosa da buttarmi addosso domani sera,un po' di musica,un po' di gente e - tanto per gradire - un po' di sole.Non ho neppure grandissime pretese,in fondo.

E' in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta
e il vento dell'ovest rideva gentile
in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.


(perchè in un'altra vita io ero un'irlandese pallidina e con la pancetta da birra e,nonostante io mi sia meritata un simpatico "vergognosa esterofila",non mi dispiace troppo che l'altra sera l'Italia abbia pareggiato con l'Irlanda.così abbiamo accontentato un po' tutti.)

LaSenzaNome